Formazione aziendale in Italia: i dati 2026

In breve

Nel 2023, i 19 fondi interprofessionali italiani hanno coinvolto quasi 96.000 aziende e circa 2 milioni di lavoratori, secondo INAPP. Sul fronte della domanda di competenze, secondo Unioncamere entro il 2025 6 lavoratori su 10 avrebbero dovuto avere competenze green o digitali. Mancano invece, ad oggi, dati pubblici aggiornati e facilmente consultabili su quante imprese italiane fanno formazione in senso stretto: lo segnaliamo apertamente, invece di stimarlo.

Dati aggiornati a settembre 2026.

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“Formazione aziendale” è uno dei temi su cui più si scrive, e su cui, paradossalmente, è più difficile trovare dati italiani aggiornati e ad accesso libero. Questo articolo raccoglie ciò che è verificabile con una fonte primaria, dice apertamente dove i dati mancano, e guarda a chi finanzia la formazione continua in Italia oggi.

Quante imprese italiane fanno formazione: un dato più difficile da trovare del previsto

La fonte di riferimento su questo tema è l’indagine CVTS (Continuing Vocational Training Survey) di ISTAT, condotta anche a livello europeo da Eurostat. È una rilevazione che esiste ed è periodica, ma i dati più recenti disponibili con un comunicato testuale completo, alla data di questa ricerca, risalgono a rilevazioni datate, mentre le edizioni più aggiornate sono pubblicate solo come tavole Excel scaricabili, non come testo consultabile direttamente. Non riportiamo quindi qui una percentuale precisa di “imprese che fanno formazione”, per non rischiare di citare un numero non verificato riga per riga sulla fonte.

È un limite che vale la pena segnalare apertamente: la difficoltà di reperire questo dato, aggiornato e in forma leggibile, è essa stessa un’informazione su quanto poco la formazione aziendale sia monitorata in modo sistematico in Italia, rispetto ad altri paesi europei con un CVTS più accessibile.

Quello che sappiamo con certezza, per esperienza diretta e per la letteratura consolidata sul tema, è il pattern generale, confermato in tutte le rilevazioni CVTS storiche: la quota di imprese che fa formazione cresce con la dimensione aziendale. Le grandi imprese formano quasi sistematicamente il proprio personale; le micro e piccole imprese, molto meno, spesso per mancanza di tempo e di struttura dedicata più che per scelta.

Su cosa si formano i lavoratori: la domanda di competenze

Sul fronte della domanda di competenze, un dato più solido esiste, anche se ormai al termine del proprio orizzonte previsivo. Secondo il Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere (previsione 2021-2025, presentata nel 2021), entro il 2025 6 lavoratori su 10 avrebbero dovuto possedere competenze green o digitali: nel quinquennio 2021-2025 la stima indicava una domanda di 2,2 milioni di lavoratori con competenze green (63% della domanda quinquennale, turnover incluso) e 2,0 milioni con competenze digitali (57%). I profili più richiesti sul lato green erano tecnici edili, ingegneri civili e installatori di impianti HVAC; sul lato digitale, analisti e sviluppatori software, progettisti e amministratori di sistemi.

È un dato del 2021, quindi datato, e l’orizzonte previsivo che copriva (2021-2025) è ormai concluso: lo riportiamo perché resta l’indicazione più solida trovata su questo aspetto specifico, con l’avvertenza che andrebbe aggiornato con un’edizione Excelsior più recente, se disponibile con lo stesso livello di dettaglio.

Il project management, va detto, è una delle competenze trasversali più richieste in questo scenario: gestire un progetto, un budget o un team con metodo non è più una competenza per soli project manager di professione, ma un requisito trasversale che attraversa i profili tecnici, digitali e gestionali citati sopra.

Chi partecipa alla formazione (e chi resta fuori)

Sulla partecipazione degli adulti alla formazione in Italia, per fascia d’età e titolo di studio, la fonte di riferimento è l’Adult Education Survey di Eurostat, oltre a ISTAT e INAPP: non abbiamo un dato puntuale verificato da riportare in questa sede. Il pattern generale, ben documentato nella letteratura sul tema in tutta Europa, è che partecipa di più a corsi di formazione chi ha già un titolo di studio più alto: la formazione tende a rafforzare chi è già più formato, più che colmare i divari di partenza.

Come si finanzia: fondi interprofessionali e altri strumenti

Qui i dati sono più solidi. Secondo il Rapporto sulla Formazione Continua in Italia di INAPP (XXIV edizione, presentata a maggio 2025, con dati riferiti al 2023), i 19 fondi interprofessionali italiani hanno coinvolto quasi 96.000 aziende e circa 2 milioni di lavoratori, con 53.795 piani formativi approvati nel 2023.

Il Fondo Nuove Competenze, lo strumento pubblico gestito dal Ministero del Lavoro per il riqualificamento dei lavoratori, ha formato circa 550.000 lavoratori, con un investimento di 731 milioni di euro. Non abbiamo verificato in questa ricerca lo stato di attivazione 2026 di questo e di altri strumenti pubblici legati alla formazione: prima di fare affidamento su uno di questi strumenti per la propria azienda, verifica sempre lo stato aggiornato sul sito del Ministero del Lavoro, perché le finestre di adesione cambiano nel tempo.

Perché le PMI formano poco

Una classifica quantificata, con fonte, degli ostacoli dichiarati dalle imprese italiane che non fanno formazione non è stata reperita in forma consultabile in questa ricerca. Quello che osserviamo lavorando con le PMI conferma comunque un pattern noto: la formazione viene spesso vissuta come un costo e un tempo sottratto all’operatività quotidiana, non come un investimento con un ritorno misurabile.

La formazione funziona quando è legata a un progetto concreto e misurata, non quando è un corso generico scelto per obbligo o per moda. Un corso di project management, per esempio, rende molto di più se applicato subito a un progetto reale dell’azienda, con obiettivi e scadenze verificabili, che come formazione teorica fine a se stessa.

I dati in una tabella

Giulia Deusanio, Event & Project Manager

Sono Giulia D’Eusanio, Project & Event Manager, e ti darò alcuni consigli sull’organizzazione e la risoluzione dei problemi aziendali.

Domande frequenti

Quante aziende italiane fanno formazione ai dipendenti?

Non esiste, alla data di questa ricerca, un dato pubblico aggiornato e facilmente verificabile su questo indicatore preciso: la fonte di riferimento, l’indagine CVTS di ISTAT, pubblica le edizioni più recenti solo come tavole Excel, non come comunicato testuale consultabile. Il pattern noto, confermato dalle rilevazioni storiche, è che la quota di imprese formatrici cresce con la dimensione aziendale.

Quanto investono le imprese italiane in formazione?

Il dato più solido disponibile riguarda i fondi interprofessionali: secondo INAPP, nel 2023 hanno coinvolto quasi 96.000 aziende e circa 2 milioni di lavoratori, con 53.795 piani formativi approvati. Un dato aggregato sulla spesa media per dipendente non è stato reperito con una fonte primaria verificabile in questa ricerca.

Cosa sono i fondi interprofessionali?

Sono organismi, 19 in Italia, finanziati da una quota dei contributi obbligatori versati dai datori di lavoro (lo 0,30% destinato per legge alla formazione continua), che le aziende possono usare per finanziare piani di formazione per i propri dipendenti aderendo volontariamente a uno dei fondi. Secondo INAPP, nel 2023 hanno coinvolto quasi 96.000 aziende italiane.

La formazione aziendale è obbligatoria?

Solo in alcuni casi specifici previsti dalla legge, come la formazione sulla sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/2008), obbligatoria per tutti i lavoratori indipendentemente dal settore. La formazione su competenze tecniche, digitali o manageriali resta invece volontaria, ed è qui che si gioca la differenza fra le aziende che investono e quelle che non lo fanno.

Come si misura il ritorno della formazione aziendale?

Legando la formazione a un obiettivo di progetto concreto e misurabile, non a un corso generico: prima e dopo la formazione, si osservano indicatori legati a quell’obiettivo specifico (tempi di consegna, qualità, autonomia su un compito), non solo la soddisfazione dichiarata dai partecipanti a fine corso.

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