Produttività in Italia e nelle PMI: i dati 2026

In breve

Secondo ISTAT, tra il 1995 e il 2024 la produttività del lavoro in Italia è cresciuta in media dello 0,3% l’anno, fra i ritmi più bassi in Europa. Eppure le medie imprese manifatturiere italiane hanno registrato, secondo Unioncamere e Mediobanca, il miglior incremento di produttività fra Italia, Germania, Francia e Spagna nel decennio 2014-2023 (+31,3%). Il paradosso si spiega con la base della piramide produttiva: l’Italia ha una quota di microimprese molto più ampia della media europea, ed è lì che si concentra il divario.

Dati aggiornati a settembre 2026.

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C’è un’idea diffusa secondo cui il lavoratore italiano sarebbe meno produttivo dei colleghi europei, punto e basta. I dati raccontano una storia più articolata: dipende da dove si guarda. Le imprese italiane di dimensione media, quelle strutturate, reggono benissimo il confronto internazionale. Il problema si trova più in basso, nella base del tessuto produttivo.

La produttività del lavoro in Italia in tre numeri

Quanto cresce la produttività italiana

Secondo ISTAT (Misure di produttività, anni 1995-2024), la produttività del lavoro italiana è cresciuta in media dello 0,3% l’anno fra il 1995 e il 2024 (valore aggiunto +0,9% medio annuo, ore lavorate +0,6%). Nel solo 2024 la produttività è calata dell’1,9%, dopo il -2,7% del 2023: due anni consecutivi di flessione. Guardando al solo decennio più recente, 2014-2024, la crescita media annua resta ferma allo 0,3%.

È un ritmo che, da anni, gli osservatori internazionali collocano fra i più bassi dell’area euro: non riportiamo qui una cifra di confronto puntuale con la media UE, perché i dataset Eurostat e OCSE con lo stesso anno di riferimento per tutti i paesi richiedono un’estrazione diretta dal database, che va verificata prima di essere citata con un numero esatto.

Produttività totale dei fattori

Un indicatore complementare, la produttività totale dei fattori (che misura l’efficienza con cui lavoro e capitale insieme generano valore), segna secondo ISTAT un -1,2% nel 2024, comunque un miglioramento rispetto al -1,6% del 2023. Anche qui, due anni di segno negativo, non uno solo.

Un confronto internazionale che va preso con cautela

Il confronto puntuale del valore prodotto per ora lavorata fra Italia, Germania, Francia e Spagna, e quello sulle ore annue lavorate per occupato, esistono nei database Eurostat e OCSE, ma richiedono un’interrogazione diretta delle tabelle (non recuperabile da una semplice ricerca testuale) per essere citati con numeri precisi e comparabili sullo stesso anno. Preferiamo dirlo apertamente piuttosto che riportare cifre approssimative: è un aggiornamento che faremo su questo articolo non appena disponibile.

Il dato che smentisce il luogo comune: le medie imprese italiane sono produttive

Qui i dati, a parità di dimensione aziendale, smentiscono l’idea di partenza. Secondo il XXI Rapporto Le medie imprese industriali italiane di Unioncamere e Area Studi Mediobanca (Centro Studi Tagliacarne), nel decennio 2014-2023 le medie imprese manifatturiere italiane hanno registrato un incremento di produttività del lavoro del 31,3%, il migliore fra Italia, Germania, Francia e Spagna: il rapporto le descrive come vincitrici del confronto con le concorrenti tedesche e francesi, seconde solo alle spagnole su altri indicatori del rapporto. Le grandi imprese manifatturiere italiane, per confronto, crescono in media del 4,4% l’anno.

Chi lavora in una PMI italiana strutturata, con processi organizzati e una dimensione adeguata, produce quindi valore in linea con, o meglio di, gli omologhi europei diretti. Il problema del sistema Italia non è la qualità del lavoro nelle imprese di dimensione media. È altrove, e riguarda la struttura stessa del tessuto produttivo nazionale.

Il vero problema: il nanismo delle microimprese

L’Italia ha una quota di microimprese, aziende sotto i 10 addetti, molto più ampia della media dei principali paesi europei: è un fatto strutturale, ben documentato nelle statistiche Eurostat sulla demografia d’impresa, anche se in questa sede evitiamo di riportare una singola percentuale di confronto puntuale con la Germania senza aver riverificato la tabella Eurostat più aggiornata alla fonte diretta.

Quello che è ben noto, ed è la lettura condivisa da Banca d’Italia e dai principali osservatori, è che il valore aggiunto per addetto scende in modo marcato scendendo di classe dimensionale: una microimpresa produce sistematicamente meno valore per persona occupata di una media o grande impresa, in tutti i paesi, ma il fenomeno pesa di più in Italia proprio perché le microimprese sono una quota così ampia del tessuto produttivo.

Una microimpresa sotto una certa soglia dimensionale fatica a permettersi figure dedicate all’organizzazione, alla gestione dei processi o al controllo dei costi: chi la guida fa tutto, dal lavoro operativo alle decisioni strategiche, spesso senza il tempo o gli strumenti per misurare dove si perde valore. Non è un problema di impegno, è un problema di scala e di metodo.

Produttività per settore: cosa dicono, e non dicono, i dati pubblici

Una tabella completa di valore aggiunto per addetto, incrociata per classe dimensionale e per macrosettore sullo stesso anno, esiste nei rapporti ISTAT sulla competitività dei settori produttivi e nelle statistiche strutturali Eurostat (SBS), ma non è riducibile a due o tre numeri senza perdere di precisione: chi vuole approfondire un settore specifico troverà il dettaglio in quei rapporti. Quello che possiamo dire con certezza, dal comunicato ISTAT più recente, è che nel 2024 il calo di produttività si è concentrato soprattutto in alcuni comparti dei servizi, più che nell’industria manifatturiera.

Perché la produttività italiana cresce così poco

Letto insieme al dato sulle medie imprese, il quadro diventa più chiaro: l’Italia non ha un problema di capacità produttiva quando le aziende raggiungono una massa critica organizzativa. Ha un problema di composizione, e alcune cause aggiuntive documentate dalle istituzioni.

Sul fronte della digitalizzazione, secondo ISTAT (Imprese e ICT, anno 2024) l’adozione di tecnologie di intelligenza artificiale resta un fattore che segue, più che spiegare da solo, la produttività: fra le PMI, la quota che usa almeno una tecnologia di IA cresce dal 6,5% (nel quartile di produttività più basso) al 9,2% (nel quartile più alto); fra le grandi imprese, dal 15,2% al 46,2%. In generale, solo l’8,2% delle imprese italiane con almeno 10 addetti usa almeno una delle tecnologie di IA analizzate dall’indagine, contro il 5,0% del 2023: la diffusione cresce, ma parte da una base ancora bassa.

Sul fronte della qualità del management, il World Management Survey, il progetto di ricerca internazionale coordinato da Nicholas Bloom e John Van Reenen, colloca l’Italia e il Sud Europa in generale fra i paesi con i punteggi di pratiche manageriali più bassi fra le economie avanzate, vicini a quelli di paesi a reddito medio-alto. Non esiste, nella versione consultabile dello studio, un punteggio numerico specifico ed esatto per l’Italia: la posizione relativa, però, è un’indicazione coerente con il resto del quadro.

Il filo che lega questi elementi, dimensione d’impresa, digitalizzazione e qualità del management, è lo stesso: senza una struttura organizzativa minima, anche gli investimenti in tecnologia rendono meno di quanto potrebbero.

La produttività in una tabella

Giulia Deusanio, Event & Project Manager

Sono Giulia D’Eusanio, Project & Event Manager, e ti darò alcuni consigli sull’organizzazione e la risoluzione dei problemi aziendali.

Cosa significa per chi guida una PMI

Se la leva non è lavorare di più ma organizzarsi meglio, il compito di chi guida una piccola impresa è costruire, per quanto possibile a parità di dimensione, la stessa struttura organizzativa delle medie imprese che i dati premiano: processi definiti, ruoli chiari, misurazione costante. È esattamente il metodo che Giulia D’Eusanio, PM certificata ISIPM Avanzato, porta nelle PMI seguite da Attitude, adattando alla scala di una piccola impresa la disciplina organizzativa delle grandi aziende.

Chi vuole un primo indicatore concreto di quanto tempo si perde per disorganizzazione può leggere l’approfondimento su quante ore perde una PMI per la disorganizzazione, mentre chi ha già introdotto lo smart working e vuole capire come non farlo scadere in un calo di produttività trova indicazioni pratiche nella guida su smart working e produttività nelle PMI. Una panoramica più ampia sulla gestione organizzativa è nella guida alla gestione e organizzazione aziendale per PMI.

Domande frequenti

Le PMI italiane sono davvero meno produttive di quelle europee?

Non a parità di dimensione: fra il 2014 e il 2023 le medie imprese manifatturiere italiane hanno registrato il miglior incremento di produttività (+31,3%) fra Italia, Germania, Francia e Spagna, secondo Unioncamere e Mediobanca. Il problema di produttività dell’Italia si concentra altrove, nella base delle microimprese, non nelle aziende di dimensione media già strutturate.

Perché allora la produttività italiana complessiva cresce così poco?

Perché il tessuto produttivo italiano è composto in larga parte da microimprese, che pesano sulla media nazionale più che nella maggior parte degli altri grandi paesi europei. Secondo ISTAT, la produttività del lavoro in Italia è cresciuta in media solo dello 0,3% l’anno fra il 1995 e il 2024, con due anni consecutivi di calo (2023 e 2024).

Cosa significa “nanismo aziendale”?

Indica la prevalenza di imprese sotto una soglia dimensionale minima per strutturarsi organizzativamente. In Italia le microimprese occupano una quota del tessuto produttivo più ampia che nella maggior parte dei principali paesi europei, e il loro valore aggiunto per addetto è sistematicamente più basso di quello delle imprese di dimensione media o grande.

La soluzione per una PMI è assumere più personale?

Non necessariamente. I dati indicano che il problema è organizzativo più che numerico: le medie imprese italiane, a parità di dimensione, sono già competitive con le omologhe europee. La priorità per una piccola impresa è strutturare processi e ruoli chiari, non aggiungere semplicemente ore o persone.

Come può una PMI iniziare a colmare questo divario organizzativo?

Partendo dalla misurazione: capire dove si perde tempo, quali processi sono ripetuti in modo inefficiente e quali ruoli non sono chiaramente definiti. È il primo passo del metodo di project management che Attitude applica alle PMI, indipendentemente dalla loro dimensione di partenza.

Quanto è produttiva l’Italia rispetto alla Germania?

Dipende dal segmento: sulle medie imprese manifatturiere, l’Italia batte la Germania in crescita di produttività nel decennio 2014-2023, secondo Unioncamere-Mediobanca. Sulla produttività aggregata dell’intero sistema economico, la crescita italiana (+0,3% l’anno dal 1995 al 2024) resta invece fra le più basse in Europa: un confronto puntuale, anno per anno, con il dato tedesco richiede un’estrazione diretta dai database Eurostat od OCSE, che aggiorneremo su questo articolo non appena disponibile.

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